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| Hortus Pictus (et manifestus) Roberto Daolio Forse occorre andare al fondo delle cose pur restando lievemente in superficie. Forse è opportuno ripetere, sebbene in modo differente, e per ciò stesso, distante, un atteggiamento di indagine e di conoscenza per riportare e fare levitare un interesse autentico e un omaggio reale alle figure straordinarie del passato, condividendone lo spirito di ricerca più che lo stanco e spesso iterativo modello “isotropico”. E il senso innovativo di questo progetto di Francesco Nonino nei confronti di Ulisse Aldrovandi si dispiega con l’eleganza, l’intelligenza e l’umiltà di un artista che adottando gli strumenti e i linguaggi della contemporaneità, li volge a profitto di una condizione contrapposta quanto aderente alle forme e ai significati di una fedeltà allo stato di natura, forse compromesso, ma contestualizzato ad un percorso condiviso di osservazione oggettiva e analogamente e poeticamente soggettiva. Unendo assieme la fedeltà estrema dell’immagine ottenuta attraverso la scansione diretta degli esemplari raccolti e preservati in tempo reale e sostituendo la definizione botanica con l’indicazione generica del sito del prelievo, Nonino configura e ridisegna un percorso scandito dai non-luoghi delle grandi vie di accesso e di uscita della città. Un mappatura “disorganica” e al tempo stesso significativa di una attenzione allo stato delle cose naturali più comuni, anonime e trascurate. Un erbario dove la fedeltà della riproduzione più cruda e fedele consente l’esercizio di una sensibilità tecnica e di un avvicinamento critico alle condizioni estreme e meno indagate dal punto di vista del distacco tassonimico e della potenzialita espressiva partecipata. D’altra parte l’esperienza e l’acquisizione di una serie di competenze specifiche nell’indagare le possibilità del mezzo e del linguaggio fotografico nel corso del tempo, consentono a Nonino di verificare in modo sperimentale anche il distacco “fisico” dall’atto stesso del fotografare. Per affrontare attraverso il procedimento della pressatura (caratteristico dei botanici) per essiccare e conservare le piante reali, la pratica diretta dello scanner che consente di riprodurne l’immagine al massimo grado di aderenza e di fedeltà. Forse una sfida non solo dal punto di vista concettuale delle potenzialità dello strumento, ma anche della messa in opera e in atto di un differente “grado zero” della fotografia stessa. Una sorta di “immagine definitiva”, rilevata in una completezza di corrispondena a ciò che presumiano essere reale. Allora il processo esperienziale e concreto che si verifica nell’indagine e nella scelta di un “soggetto” riflette, modifica e dilata oltremisura una autentica dimensione di conoscenza tra profondità e superficie. Hortus Pictus (et manifestus) Roberto Daolio Perhaps it is necessary to get to the bottom of things while remaining buoyant on their surface. Perhaps it is necessary to reiterate - although always in a different and, for this reason, distant manner - a research attitude that brings back an authentic interest in and a real homage to the extraordinary figures of the past as to make them float, partaking of the soul of their research rather then rehearsing a worn-out model of isotropic repetition. Francesco Nonino’s project after Ulisse Aldrovandi is innovative in its elegance, intelligence, and demureness. Taking on contemporary tools and languages, the artist turns them in a condition whose forms and meanings are faithful to the state of nature which, albeit compromised, is contextualized by means of an observation that is objective and yet subjectively poetic. Coupling the high-fidelity scanned image of the specimen, which are treated for preservation as soon as they are gathered – and replacing the botanic nomenclature with the generic indication of the site from which they were reaped, Nonino shapes up and redraws an itinerary punctuated by the non-places of the city’s entry and exit routes. At the same time, this non-organic “mapping” is emblematic of an interest in the state of the most commonplace, anonymous and overlooked natural things. A herbarium wherein faithful and somewhat coarse reproductions foster the exercise of a technical sensitivity and of a critical approach to the extreme and less studied condition of taxonomic detachment and of its participated expressive potential. On the other hand, experience and the specific skills acquired with the investigation of the potentialities of the medium and of its language allow Nonino to experiment with the “physical” detachment from the very photographic act. Instead, the artist employs the pressing process typically used by the botanists to dry and preserve the actual plants and later he proceeds to the direct scanning which allows him to reproduce the image with a maximum degree of adherence and fidelity to the real. This practice challenges the potentialities of the medium not as much in conceptual way but mostly as a new, diverse instance of “zero degree” photography. It is a sort of “ultimate image” endowed with a full correspondence to what we esteem to be real. Then, the experiential and concrete process that takes places during the evaluation and the choice of a “subject” reflects, modifies and expands beyond measure an authentic knowledge of depth and surface alike. (English translation by Anna Lovecchio) |
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