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Hortus Pictus

Claudio Marra

Con Hortus Pictus, un progetto realizzato nel 2005, Francesco Nonino ha riportato a zero la tecnologia digitale, verso una condizione che nella fotografia analogica viene solitamente definita off camera. Una serie di piccole piante comuni raccolte subito fuori la fascia urbana, nella delicata zona di passaggio tra città e campagna, è stata scrupolosamente distesa sul piano di uno scanner e quindi tradotta in immagine, pronta a entrare in un suggestivo erbario virtuale. Eliminando la camera Nonino ha escluso la componente performativa e di relazione che continua a caratterizzare la fotografia digitale, al pari di quanto accade per quella analogica. È regredito fino all’origine, fino al cuore del sistema, scoprendolo però, anche in questo caso, concettualmente del tutto simile a quello analogico.
A imporsi, clamorosamente, è ancora l’idea di fotografia come impronta, come traccia, come indice, per dirla in termini semiotici. Clamorosamente perché tante riflessioni già svolte sulle caratteristiche tecniche e di linguaggio proposte dal sistema digitale hanno al contrario ipotizzato, per questa tecnologia, un definitivo superamento dell’identità indicale. Con sorpresa scopriamo invece esattamente il contrario e anzi, se vogliamo, addirittura una intensificazione di questo concetto. Mentre, infatti, nell’off camera analogico l’indicalità, la connessione forte e diretta fra segno e referente, si traduceva in limitate per quanto eleganti silhouettes (si pensi ai grandi interpreti di questa pratica, dallo stesso mitico padre Talbot fino a certi eclettici protagonisti della avanguardie come Man Ray, Schad e Moholy-Nagy), ora la traccia è completa e anzi addirittura propone l’oggetto “tale e quale”, perfettamente presente in tutte le sue articolazioni di forma e di colore. La tecnica di scansione completamente decontestualizzante seguita da Nonino finisce per conferire un rilievo straordinario a queste piccole piante, continua a mantenerle vive e presenti nel suggestivo “come se” del virtuale fotografico.

 
("L'immagine infedele. La falsa rivoluzione della fotografia digitale" Bruno Mondadori, Milano 2006. Pag 131)